SRI LANKESE IN ITALIA
ORIGINE DELL’IMMIGRAZIONE IN SRI LANKA
L’emigrazione dallo Sri Lanka verso l’Europa trova origine nell’esperienza coloniale che ha conosciuto nel paese asiatico, č, infatti, possibile sostenere che analogamente un gran parte dei paesi colonizzati, anche per quanto riguarda la Sri Lanka (gią Ceylon) il fenomeno emigratorio ha notevolmente risentito del legame coloniale con la Corona britannica, che č subentrata, partire dal 1835 dopo Olandese e prima ancora ai Portoghesi.
Anche dopo l’indipendenza, ottenuto nel 1947, lo Sri Lanka ha continuato ad avere un legame privilegiato con la Gran Bretagna, che ha conosciuto al paese asiatico lo statuito nel Dominion nell’ambito del Commonwealth. Nella corsa dell’ultimo guerra mondiale, nel 1948 l’ex paese colonizzatore nell’insufficienza della forza-lavoro sul proprio territorio nel momento stesso in cui si deve dar avvio alla ricostruzione, approva il British Nationality Act che concede agli abitanti dei paesi dell’ex impero - e quindi anche agli Sri Lankese - la cittadinanza britannica. Vuol dire avere la possibilità di emigrare in Gran Bretagna in qualità di “ cittadini migranti “, a cui sono riconosciuti tutti diritti ( i cittadini delle ex-colonie nella posizione pił marginali della società ), in un momento in cui nello Sri Lanka si assiste ad un conflitto etnico tra la minoranza induista tamil
(che gli inglesi fatti giungere dall’India per impiegarla nelle piantagioni da tè alla fine dello XIX secolo)
E maggioranza buddista cingalese (circa il 75% della popolazione) č questo un conflitto molto violento che porta fino oggi.
Accanto a questi motivi etnici, flussi emigratorio risentono della grave situazione economica. La maggioranza dei flussi composta abbastanza equilibrata da uomini e donne - fatto abbastanza particolare per le emigrazioni dai paesi dell’Asia meridionale - s’indirizza verso due mete: La Gran Bretagna e sopra tutta i paesi del Medio Oriente e dell’Area del Golfo, a meta degli anni settanta, offre a molti immigrati nuovi opportunità di lavoro. Tuttavia gli emigrati Srilankese giungono in quest’area con leggero ritardo agli immigranti provenienti da altri paese asiatici, e ciņ determina un loro inserimento nel settore della collaborazione domestica.
Alla fine degli anni settanta si stima che nel solo Medio Oriente vi siano oltre 130.000 lavoratori Srilankese, la maggior parte dei quali occupati come domestici. Sono gli anni in cui l’emigrazione dallo Sri Lanka inizia ad assumere la consistenza di un vero e proprio flusso che, se non proprio favorito, č né per lo meno non ostacolato dallo stesso governo di Colombo, che vede nell’emigrazione una possibile soluzione dei problemi interni legati alla disoccupazione e ai conflitti etnici.
In coincidenza con questa fase d’espansione delle emigrazioni, dovuti sia al sempre crescenti
Problemi economici che affliggono lo Sri Lanka, sia all’attivazione della catena migratoria basata sui rapporti parentali e amicali, si assiste ad una notevole restrizione delle tradizionali mete d’approdo. Innanzi tutto, la crisi dei paesi del Golfo fa crollare la domanda di lavoratori immigrati, cosi come passaggio di molti paesi asiatici da una politica immigratoria incentrata sul laissez faire ad una politica strettamente regolamentata, di fatto, riduce le possibilità di entrare ai lavoratori stranieri e rende la loro presenza sempre pił temporanee e precarie. La meta europea, la Gran Bretagna, gią partire dalla metą degli anni sessanta, finita la fase d’espansione economica e iniziata quella in cui le tensione sociali vanno sempre pił assumendo i connotati del conflitto etnico - razziale, stabilisce regole d’ingresso pił restrittive, rivedendo in senso limitato lo stesso concetto di cittadinanza. Chiuse anche la frontiera d’altri paese europei d’immigrazione che della meta degli anni settanta adottano le cosiddette “ politiche di stop.”.
Tra le spinte ad emigrare e le difficoltà di immigrare sono notevoli. Infatti, se da una parte la maggiore chiusura riesce forse a frenare le partenze regolari dallo Sri Lanka scendano a 12.000 nel 1985, e pure vero che aumentano i flussi di richiedente asilo, d’irregolari e divenne pił consistente anche la ricerca di nuove mete. Per quanto riguarda il richiedente asilo, va ricordato che negli anni Ottanta si aggrava sia della guerra contro la minoranza tamil sia dei conflitti interni agli stessi movimenti tamil: si fa che, a parte i ‘naturali esodi versa l’India (che accoglie circa 100 mila rifugiati), gli Sri Lankese divengono uno dei flussi di richiedenti pił consistente anche verso l’Europa: nel 1985 oltre 26.000 cittadini dello Sri Lanka chiedono di essere riconosciuti come rifugiati in paese del l’Unione Europea. Riguarda i principali paesi interessati a questi arrivi, la Gran Bretagna dove rifugiati Sri Lankese sono il (6%), Orlanda (5%), Francia ben 14%, e di pił recente il Germania, i rifugiati dallo Sri Lanka sono presenti in misura minore - con percentuali indicativa - un po’ in tutti gli altri paesi dell’UE e raggiunge punte elevate in Svizzera e in Canada.
I FLUSSI VERSO L’ITALIA
In questo scenario che i flussi provenienti dallo Sri Lanka iniziarono ad interessare l’Italia, per motivi di differenti hanno raggiunto la fase matura, nella quale non soltanto č coinvolto un numero consistente d’immigrati, ma accanto a molti lavoratori maschi č anche una notevole presenza di donne e queste anche perché, diversamente da altri paesi dell’Asia meridionale, il governo srilankese non pone restrizioni legali all’emigrazione di donne nel settore dei servizi domestici. Negli anni Novanta la communita srilankese in Italia appare composta di numerosi nuclei familiari e da molti giovani della seconda generazione.
La communita Srilankese oggi una della pił rappresentative per numero di presenze, č bene rilevare che finora non risulta essere stata oggetto di un’indagine sociologica specifica, e quindi opportuna ricostruire brevemente la storia riferita ai processi migratori relativi all’Italia e, pił specifica alla realtà romana. I primi flussi di Srilankese iniziarono ad essere registrati negli anni Settanta, stando alla rivelazione ufficiale il loro numero č all’epoca assai limitata. Il fatto stesso che l’Italia mantenuto fino al 1990, la nota clausola geografica alla Convenzione di Ginevra del 1951, che - tranne rarissime eccezioni - permette il riconoscimento dello status di rifugiato soltanto a cittadini europei, ha determinato che - gran parte dei flussi d’origine politica abbia preferito indirizzarsi verso mete europee dove maggior č la possibilità di essere accettati come richiedenti asilo politico.
Nell’anni 1991 i richiedenti asilo politico erano 123, per quanto riguardo 1993 su 43 domande ben 40 ricevevano il diniego da parte della Commissione Centrale per riconoscimento dello status di rifugiato. In molti casi per poter entrare regolarmente in Italia gli Sri lankese utilizzano la cosiddetta ‘chiamata nominativa ’ prevista da una circolare del Ministero del Lavoro del 1963, secondo la quale il datore di lavoro italiano pur chiamare un cittadino straniero a svolgere una determinata attività lavorativa in Italia č offre garanzie del contratto di lavoro, alloggio, lo stipendio č del biglietto aereo andato ritorno. Tenuto conto che una parte giunge al seguito d’alcuni diplomati e imprenditori italiani che dopo aver vissuto in paese Asiatico.
Tuttavia in ricerca di lavoro porta gli Srilankese a distribuirsi sul tutto il territorio nazionale, oltre a Roma in Lombardia, in Campania e in Sicilia. In maggior parte sono inserito nel lavoro domestico č anche tentano di avviare nuovi tipi di attività lavorativo. In ogni modo hanno conquistato una certa quota č anche figli della seconda generazione. Il loro progetto e di quello poter guadagnare sufficiente e tornare per avviare un’attività proprio o costruire casa or sposarsi.
Oggi le cose sono cambiati, modo di pensare, vivere mangiare, č anche molti di loro hanno deciso di rimanere per tutta la vita pensando che possano avere una vita europea, lavorando tranquillamente. Adesso sono inseriti abbastanza nella cultura italiana pił che altro la terza generazione che frequentando la scuola italiana non sente diversi da un italiano o il colore della pelle č anche preferiscono parlare Italiano che la madre lingua cingalese questo vuol dire tanto per uno straniero chi vive in un paese straniero.
VIVA LA ITALIA!